Oggi ho disegnato Alda Merini.

Ho fatto un quadretto da vendere al prossimo mercatino handmade di Dillo con un fumetto in programma e cioè il BanDay Festival che si terrà domenica presso il Chiostro della Ghiara a Reggio Emilia.

Quando l’ho fatto vedere a mia moglie la sua prima reazione è stata: “Bello, ma… l’hai fatta un po’… inquietante”.

Sì effettivamente è così, la mia Alda Merini a fumetti è un po’ inquietante, ma una ragione c’è.

Sarà la sua storia, costellata di momenti drammatici e letteralmente folli, o saranno i suoi versi, così a volte viscerali e crudi, ma Alda Merini mi ha sempre attratto e impaurito. Per molti di voi queste righe sono solo delirii del martedì pomeriggio di un fumettista in apparente cazzeggio, ma in verità tutto ciò ha un senso. Volendolo trovare, naturalmente.

Mi ricordo che da bambino mi faceva lo stesso effetto la serie televisiva “L’incredibile Hulk”, quella con Lou Ferrigno, ricordate? Quando quello sfigatello di Bruce Banner perdeva le staffe e gli venivano gli occhi verdi… addio! Avevo una fifa boia ma non mi perdevo una puntata, cascasse il mondo.

incredibile hulk

Cosa mi spingeva a rimanere con un occhio chiuso e l’altro aperto, seduto sul tappeto, davanti allo schermo mentre la camicia dello scienziato si stracciava, vittima della massa muscolare verde in espansione, e dalla gola usciva prima una serie infinita di “No, NO, NOOOOO!!!” e poi un ruggito, degno del più feroce leone della savana?

Attrazione e paura.

Un legame inscindibile tra due sentimenti apparentemente opposti, che spesso caratterizzano la nostra esistenza, rendendoci palline di flipper che rimbalziamo impazzite da una parte all’altra.

Un occhio chiuso per scappare.

Un occhio aperto per rimanere.

E il cuore che batte forte. Bum bum bum. Come una pallina di flipper.

Questa è Alda, la mia incredibile Hulk della poesia…

Alda Merini a fumetti